Your address will show here +12 34 56 78
Missioni 2019 Perù

A questo giro ci è toccata una sveglia di quelle presto, così presto che non sai se fare “after”, come dicono i ragazzi, o semplicemente puntare a andare a letto il più presto possibile la notte prima… purtroppo tutti i buoni propositi degli ultimi giorni, a causa soprattutto di tanti imprevisti, si sono ridotti al minimo possibile, e di conseguenza la volontà, grandissima voglia di andare a letto presto di venerdì, non è stata fattibile… 

Sveglia alle 4 per stare alle 5 nell’aeroporto di Milano. I romani hanno l’appuntamento poco prima, verso le 4.40 a Fiumicino, mentre gli italo-londinesi puntano anche alle 5. Il gruppo più numeroso è quello in partenza da Milano. Non soltanto per il gran numero di ragazzi, ma soprattutto per la folla di genitori, emozionati, dalla partenza dei loro bambini tra i 15 e i 17 anni. Siamo riusciti a far arrabbiare la signora che riceveva le nostre valigie… insomma siamo stati praticamente cacciati, cioè i genitori, da ogni fila visibile nel raggio di 100 metri dei desk. Poi si sa che uno da appuntamento così presto, poco meno di tre ore prima della partenza, non tanto perché a uno piaccia svegliarsi presto, ma per aver tempo di risolvere eventuali difficoltà (passaporti lasciati a casa o cognomi che il sistema non accetta…). Purtroppo alcune delle nostre ragazze si sommergono in chiacchiere, bellissime per carità, e si fanno superare da ogni peruviano in fila. E con il termine peruviano non intendo qualcosa di negativo, tanto quello che scrive è un peruviano… e i peruviani, diciamo, si caratterizzano, tra tante belle e non così belle cose, dalla loro furbizia. 

Prima della partenza del volo si riesce a capire quale gruppo di ragazzi ha la libertà un po ridotta a causa dalla dipendenza delle sigarette. Riempiono in questioni di secondi i 10 metri quadri della sala fumatori dell’aeroporto di Linate! 

Tutti i tre voli, Milano, Roma e Londra, atterrano più o meno insieme, cioè tra le 10.10 e le 10.30. La sfida a questo punto è riuscire ad arrivare con il gruppo al completo da un terminal all’altro, prendendo un trenino e facendo il controllo dei passaporti. Purtroppo non ce l’abbiamo fatta, cioè uno dei nostri futuri missionari ha deciso di dover andare dove non c’era nessuno del gruppo, e quindi non è più potuto tornare indietro dove stavamo tutti per raggrupparci. Niente di drammatico, lo abbiamo perso per qualche minuto, ha dovuto fare tutto di nuovo, cioè uscire dall’aeroporto, rientrare, fare i controlli a via, ci ha raggiunti più o meno subito, e ha persino superati alcuni dei ragazzi nei controlli dei passaporti.

Superati i controlli, classico burger king, bello grassoso e croccante! Alcuni, cioè alcune, scelgono la via salutare e puntano sugli smothies, mentre alcuni del palato più esigente, puntano sul prosciutto di pata negra, o come si dica. Partono anche i primi tentativi di corrompere i ragazzi dello staff per farsi comprare infinite stecche di sigarette appena arrivati nell’aeroporto di Lima! Ecco la prima cosa che farò superati i controlli migratori in Perù sarà dire forte e chiaro alle cassiere del duty free che sono tutti minorenni. 

La ciliegina d’oggi però, non ci voleva proprio: sono malato. Già da ieri mi sentivo un po male… in realtà dinanzi ad ogni volo mi sento male… paura di volare… poi sommato lo stress dell’ultimo tempo… pensavo fosse un insieme di stanchezza… forse si, forse no, il fatto è che mi sono ritrovato malato già in aeroporto a Milano, e ora a Madrid la testa gira.

Niente accade per caso. E ogni cosa che accade in torno a noi, eventi e persone, ci dicono qualcosa su di noi. Essere malato è un vero peso. Ma fa parte di quella parte fragile che ognuno di noi ha. Per carità nessun dramma, passerà, certo iniziare il viaggio così non è il massimo. Ma è un occasione per dare valore alla propria salute, quanto di bello abbiamo e che tante volte diamo per scontato… come dice quella frase fatta, ma che non manca di verità, solo ce ne accorgiamo di ciò che abbiamo quando lo perdiamo. 

Ci aspettano una ventina di giorni molto intensi. Sicuramente dal punto di vista fisico, delle scomodità che molti del gruppo andranno a trovare e che forse non hanno mai avuto. Ma anche a livello interiore, un mettersi in gioco, riscoprirsi e riscoprire gli altri, nuovi o vecchi amici che siano. La verità è che non sappiamo mai di che pasta siamo fatti, finché non ci ritroviamo messi alle strette, tralasciando tante cose che assurdamente riteniamo essenziali, e che in realtà sono solo dei fardelli che ci portiamo dietro, frutto della paura, delle insicurezze, del senso di inadeguatezza che la nostra società riesce a trasmettere con una facilità e potenza che fanno paura. In questo viaggio non si tratta di essere perfetto, direi neanche di perfezionarsi, ma di dare tutto a partire da chi è ognuno, senza copiare, senza invidiare doni altrui, ma con la certezza, interiore, che ognuno di noi è unico e ha qualcosa di bello e unico da dare a quanti ci circondano e a questo mondo. 

Ci aspettano in Perù tanti cari amici che con la loro semplicità e capacità di sacrificio, fanno di tutto per  farci sentire a casa, accolti, insomma amati. Siamo tutti alla ricerca di una casa, quel “luogo” dove possiamo essere noi stessi, dove cascano tutte le maschere, dove non veniamo giudicati ma semplicemente accolti per ciò che siamo… quel posto dove veramente può riposare il cuore. 

0