Your address will show here +12 34 56 78
Missioni 2019 Perù

Da giovedì abbiamo deciso di fare un piccolo ma sostanziale cambiamento dell’orario. Anche se va incontro a uno dei misteri più grandi delle missioni: come mai dopo ore di fatica fisica e ore passata a servire presso diverse istituzioni per persone bisognose da diversi punti di vista, alcuni dei ragazzi non arrivano stanchi morti la sera così da garantire che al primo minuto libero vadano subito a letto? E invece se per caso mettiamo uno dei momenti di riflessione un buon 20% del gruppo fa molta fatica a seguire a causa del sonno?

Vada come vada, o sia come sia, abbiamo deciso di spostare le meditazioni, quando ci sono, alla mattina, lasciando i gruppi per i post cena. La proposta è stata decisamente azzeccata, sia dal resto di membri dello staff che dai ragazzi. Perché non è che i ragazzi dormivano volentieri durante la conferenza. Direi che tutti ci tengono a seguire e ad ascoltare quanto abbiamo da dire, e ci tengono ancora di più a partecipare ai gruppi. Quindi il giovedì inizia con una conferenza post mangiato e questa volta è a carico di Ben, che decide di usare molte immagini per spiegare, raccontare, una tensione interiore che ce nell’uomo, quella dell’infinito e del limite, del seme e della sabbia.

Alla vista un granello di sabbia e un seme non sono molto diversi tra di loro, ovviamente dipendendo da quale seme, e sicuramente non sottoposti al microscopio. Pur simili in apparenza, un seme porta di sé la potenzialità della vita, ha qualcosa di infinito nel suo interno, può fiorire e dare luogo ad altri semi che a sua volta daranno luogo ad altri frutti o alberi, e così via. Da un piccolo seme, e se garantite determinate circostanze esterne, teoricamente possiamo avere la possibilità di ricrearne tantissima vita. Ma affinché esso succeda, il seme deve morire, o trasformarsi, ma deve continuare un processo di maturazione. La sabbia invece è morta, non porta con sé la vita, e uno può accumulare tonnellate di granelli di sabbia e questo non cambierà la condizione iniziale di essa, rimane una materia inerte incapace di dare/trasmettere vita, e già morta in partenza. 

Ora ogni essere umano porta in sé il marchio dell’infinito. Non so dare bene una spiegazione a questo, so solo che se uno sinceramente si mette la mano al cuore, potrà trovare che dentro di sé, in un modo o altro e sotto diverse manifestazioni, ce in noi una tendenza al “di più”, non ci accontentiamo facilmente, e se lo facciamo sappiamo di stare rinunciando a qualcosa di importante per noi. Di ciò che è bello, buono e vero, vorremo che ci siano tonnellate di tonnellate della nostra vita, e pur accumulando tutto ciò, ci percepiremo sempre e in qualche modo insoddisfatti. E questa storia dell’infinito è parecchio enigmatica devo dire, perché noi essere umani facciamo conoscenza della realtà, o delle realtà, o per esperienza o perche ci fidiamo di qualcuno che la racconta. Impariamo facendo prove, sbagliando, vivendo rapporti, o in ciò di cui non possiamo fare esperienza decidiamo di fidarci di qualcuno o che ne ha fatto esperienza diretta, o che a sua volta ha deciso di fidarsi da qualcun altro. Più o meno è con tutto così, dagli aspetti più scientifici o razionali, a quelli che fanno parte della sfera dell’emotività. Sappiamo dire cosa sono solo quando abbiamo accolto un’esperienza o quando abbiamo deciso di fare affidamento a qualcuno. La cosa strana con l’infinito è che di esso non possiamo fare esperienza, come non possiamo fare affidamento a nessuno visto che nessuno fa esperienza di ciò. E nonostante questa constatazione, è qualcosa che possiamo pensare, è qualcosa che possiamo anche a volte percepire sotto forma di ansia o nostalgia, è quella irrequietezza nascosta nel cuore di ogni persona che ci fa vivere. Non abbiamo mai fatto esperienza dell’infinito e nonostante ciò in qualche modo sappiamo di desiderarlo. 

Può un essere “finito”, come lo siamo noi essere umani, riempire l’infinito della propria anima? A quanto pare la risposta sarebbe un no secco, anche perché in questo mondo ci sono solo altre realtà finite incapaci di per sé di colmare un infinito. Ma se rimanessimo così saremo destinati alla frustrazione, o a nascere e rimanere infelici come mi diceva uno dei ragazzi durante i gruppi: “io vorrei più della perfezione, vorrei qualcosa di più grande, anche in amore, ma secondo me siamo nati infelici, quasi come se avessimo una colpa”. E al di là di come ha formulato la frase, il contenuto è sommamente importante, perché è un cuore che volendo sempre di più, riconosce che dentro di sé e da solo non ce la può fare. 

Credo che a questo punto la figura del seme e della sabbia può venirci incontro. Siamo essere finiti con un desiderio interiore di infinito che nulla in questo mondo può colmare, saziare. Questo fatto però non può portarci a non far nulla o ad arrenderci, ma a decidere se nella nostra vita sceglieremo seme o sabbia. Passiamo tante volte nella nostra vita accumulando sabbia, cose importanti, cose non così importanti, a volte realtà fondamentalmente materiali, accumulandole, senza trovare mai una vera e propria soddisfazione, come quando compriamo qualcosa di nuovo a cui ci teniamo e l’euforia iniziale dura poco, e piano piano diminuisce. Ma la sabbia non sono soltanto le realtà materiali ma possono anche essere determinate esperienze che invece di donarci vita ce la tolgono, come quando scegliamo di essere egoisti per paura della fatica, o di farci del male, o rimanere fregati. Invece possiamo scegliere il seme, cioè determinate realtà essenziali, che ognuno in cuor suo sa, che ci di ridonano la vita che abbiamo donato, come quello che i ragazzi fanno qua in Perù per esempio. È scegliere un seme che ha la possibilità di trasformare e dare vita al nostro interiore e trasformare con la sua forza, piccola o grande che sia non importante, ciò che ci circonda. Dare vita, quante volte nella giornata scegliamo di dare vita? La risposta, soprattutto per un adolescente, potrebbe essere drammaticamente negativa, e forse lo sarebbe anche per un adulto. 

Ho un amico che da qualche tempo passa per un momento di depressione molto forte. Oltre il percorso medico che uno deve fare per affrontare questo momento così duro, e che può durare anni, il mio amico, che ha una fede molto forte e grande, ha dovuto rinunciare a molte realtà nella sua vita, cioè in questi ultimi anni. Nonostante la sofferenza interiore, lui però ha scelto di essere seme, ovvero di scommettere sul dare vita. Pur trovandosi una situazione interiore difficili non ha mai smesso di essere disponibile all’ascolto da chiunque avessi bisogno di lui, e persino nei momenti di più difficoltà interiore e quasi disperazione, ha scelto di fare/sistemare un giardino, in senso letterario, perché si tratta di una realtà che gli permette di ricordare, e vivere, che la nostra vita ha solo senso quando siamo in grado di dare/trasmettere vita. Guardate il caso, la frase che compare nella foto e che si trova su uno dei muri della scuola recita: “Non lasciate che nessuno si allontani da te senza essersi sentito più felice”.

A volte passiamo la nostra esistenza accumulando sabbia, senza accorgercene che alla fine di tutto ci ritroveremo con un deserto, grande quanto sono state le nostre scelte egoistiche. Quando in realtà basterebbe scegliere un piccolo seme che può dare vita a realtà inaspettate. Senza però dimenticare che il seme per dare vita, deve morire…

Finita la conferenza di Ben, siamo partiti al nostro cantiere. La parola d’ordine allo staff è stata: massacrateli di lavoro che ieri sera alcuni dei ragazzi avevano ancora energie la sera e non andavano a dormire. Avevo detto qualche giorno fa che le prime notti sono fantastiche, i ragazzi sono stanchi tra lavoro e fuso orario e quindi possiamo tutti dormire il giusto, ma già da mercoledì sembrava che le riserve inesauribili di energia di alcuni dei ragazzi cominciavano ad accendersi. Il fatto sta che i ragazzi più vivaci sono stati scelti per fare e trasportare il cemento! Mentre il resto della truppa ha continuato con le infinite catene di secchi per trasportare terra da un luogo ad altro. La sera dopo mangiato, breve festeggiamento dei 17 anni di due dei ragazzi che stanno qua con noi, mega pezzi di torta per ognuno, e poi gruppi maschili e meditazione personale per le ragazze. Finito tutto, alcune delle ragazze hanno selezionato e classificato i diversi vestitini portati dall’Italia da regalare, mentre altri tra ragazzi e ragazze hanno partecipato ad accessi tornei di scopone!

0