Your address will show here +12 34 56 78
Missioni 2019 Perù

Prima giornata di lavoro pesante quella di mercoledì 3 luglio. Ma anche una giornata piena di eventi. Si riprendono le conferenze, i gruppi e meditazioni, riprendiamo anche con la messa e adorazione post lavoro, si festeggia il compleanno di Pietro, che di anni ne ha fatti 16, e si guarda, con un tifo quasi all’unisono blanquirojo, cioè peruviano, le semifinali di Copa America tra Perù e Cile. Quindi devo dire una giornata molto carica sia quantitativa che qualitativa. 

Decido quindi di iniziare la giornata più presto del solito, con la sveglia alle 6:30 sperando di essere pronti per la preghiera del mattino verso le 7… molti sono stanchi dai giorni di “riposo” tra Cusco e Machu Picchu… e l’altra “metà” del gruppo è troppo riposata come per andare a letto presto la notte prima. A questo si aggiunge il fatto che le stanze sono giganti: abbiamo 4 stanze da ragazzi da 12, 10, 12 e 14; e 4 da ragazze da 6, 7, riservate alle ragazze del secondo anno, e due da 14 riservate alle ragazze del primo anno. Nel caso dei ragazzi li ho mischiati tutti quanti. La preghiera non inizia prima delle 7:20, molti si sono riaddormentati dopo la delicata sveglia dei ragazzi dello staff, alcune ragazze ritardano (a causa del truccarsi dicono quelle arrivate per primo, e in fondo ai miei pensieri spero che non sia vero quanto hanno ascoltato i miei orecchi), altri semplicemente se la prendono comodamente. 

Finito di mangiare andiamo tutti quanti in auditorio, per la terza conferenza del viaggio. È da un po di anni, direi 3 o 4, che la terza conferenza tocca a me. Ho il vantaggio di avere un filo conduttore abbastanza chiaro da seguire, ritoccandolo ogni anno con esempi tratti dagli incontri fatti, libri letti, cose osservate, esperienze vissute, sia mie che nella pelle di altri, che hanno un po scandito tutto l’anno precedente. Ho lo svantaggio, almeno soggettivamente, di avere dentro tante cose da dire, di non saper darli un ordine e in fondo di non lasciare qualche inquietudine ai ragazzi per andare ancora più in profondità nei propri cuori, lì dove si gioca la nostra libertà, la nostra coscienza e dove Dio ci chiama e parla per nome. Mi tocca quindi parlare degli “idoli”, dei responsabili, insieme alla nostra libertà usata male, dell’esperienza di insoddisfazione, frustrazione, vuoto interiore, che tante volte portiamo un po tutti, e che non fa differenza di età o di sesso o di origine. Quando facciamo di qualcosa di superfluo il centro della nostra vita e delle nostre preoccupazioni, e superfluo non lo sono solo le cose materiali, ma anche atteggiamenti interiori, poca generosità, egoismo con il proprio tempo, lasciamo che il proprio cuore si chiuda, si indurisca, diventi anche cinico, e questo ci lascia frustrati. Ci lascia frustrati perché facciamo il contrario di ciò per cui esistiamo: amare, donare, ricercare il vero, il bello e il buono. A volte non siamo consapevoli di quanti idoli assecondiamo nella nostra vita, realtà a cui diamo un potere su di noi al punto di possederci, di controllarci, di gestirci. L’elenco potrebbe essere infinito, e nessuno di noi si salva… credo che la questione si inizia a risolvere con un autentico esame di coscienza, con un sincero andare in fondo alle cose e soprattutto al proprio cuore per chiederci, senza paura, cosa vuoi, cosa desideri, che ti sta a cuore, quali sono quei tesori che guidano la tua vita. Cerco di essere molto attento a non demonizzare, per non cadere in un moralismo, quei tipici idoli del mondo adolescenziale. Nel fondo la fregatura degli idoli è che possono essere realtà neutre, a volte anche necessarie per vivere, o possono iniziare come passioni che poi diventato vere e proprie gabbie. Se non sono in grado di aiutare i miei genitori perché penso di dover assolutamente uscire tutti i sabato o venerdì sera, non sarà che sto “idololizzando” questo mantra del uscire sempre e a prescindere di tutto? Quando qualcuno mi cerca perché ha bisogno di qualcuno che lo ascolti e per me è prioritario il tempo trascorso in palestra, non sarà che sto “idololizzando” quel culto del corpo e dell’immagine che è così forte dalle nostre parti? Ogni volta che il nostro cuore non sceglie ciò che è essenziale o peggio ancora che non sa più distinguere l’essenziale dall’accidentale, è un po, secondo me, perché abbiamo lasciato che il cuore sia abitato da questi idoli, idoli che sono tanti quante persone ne esistono. È un qualcosa del cuore, non si può giudicare semplicisticamente dall’esterno, è un qualcosa con cui ognuno di noi deve fare i conti, per ritrovare quella vera pace e serenità interiore che tutti noi cerchiamo. 

Riassumendo, la fregatura degli idoli è che costituiscono delle realtà a cui diamo il compito di potere colmare la fame di infinito che ogni cuore umano porta dentro. E nessun infinito può essere colmato con il finito… solo scegliendo il seme, qualcosa in grado di dare vita, possiamo colmarlo. Ma affinché il seme dia vita deve morire, e non si basta a sé stesso, ha bisogno d’acqua buona, di terra fertile, della luce del sole. Così l’invito ai ragazzi non è soltanto a buttar via dalla vita i granelli di sabbia che la riempiono, e non soltanto a scegliere il seme della vita, ma anche a chiedersi che aspetti della mia vita, di quanto mi circonda, anche delle persone che mi circondano, sono veramente acqua, terra e luce affinché il mio seme possa morire e possa poi dare frutto. Non li nascondo però, molto brevemente perché non è l’oggetto della mia conferenza, che nessuno può salvarsi da solo, nessuno può guarirsi da solo, nessuno può bastarsi da solo… e che la medicina più necessaria al nostro cuore, che è l’amore, non basta se è solo umana, perché prima o poi si rivela insufficiente, perché insufficienti siamo noi uomini. E questo non lo dico con un tono di sconfitta o di pessimismo, ma perché credo veramente, con un sano realismo, e ne faccio esperienza ogni giorno nella mia propria pelle, che posso avere i migliori propositi, posso avere un grande desiderio di amare ed essere amato, ma ce qualcosa in me che prima o poi non ci riesce, ce qualcosa in me che mi porta a riconoscere che a volte, chi più chi meno, non ce la faccio… quell’amore a prescindere, incondizionato ed infinito di cui abbiamo bisogno, anche se molto vicino all’amore dei nostri genitori, non esiste tra l’umanità non perché la nostra umanità sia “brutta” o da buttare, come a volte pensiamo, ma perché la nostra umanità da sola non ci arriva. Credo che i ragazzi hanno apprezzato molto la conferenza e credo che un po di cose le hanno capite… capire i tesori a cui è attaccato il nostro cuore, è fondamentale per capire da dove iniziare a riprendere in mano a propria vita…

Partiamo verso le 9:20 e già alle 10 siamo nel nostro posto di lavoro. Arrivano in pratica tre camion immensi, e questo facilita molto il lavoro. Gli anni scorsi avevamo solo un camion, e quindi lo scarico diventava lento, soprattutto quando hai più di 100 persone lavorando. Avere tre camion e quindi tre “sorgenti” di lavoro ci permette fare tutto con maggiore efficienza. Così verso le 11:45 abbiamo finito di scaricarli, una prima pausa di 15/20 minuti e gruppo per gruppo iniziamo a portare i materiali per le case in ogni terreno. Abbiamo una pausa per mangiare delle favolose lenticchie con riso tra le 13:30 e le 14:30, e riprendiamo i lavori, concludendoli verso le 16:15. I ragazzi hanno lavorato bene, molto bene, e si sono aiutati tutto il tempo. È stata proprio una bella giornata di lavoro. Le persone del posto poi, casa per casa, ci offrono acqua, frutta e biscotti. Avrebbero voluto anche cucinare per noi, ma sappiamo che è un rischio che non possiamo, non posso, prendere per i ragazzi. 

Alle 17 iniziamo a tornare, e verso le 17:40 iniziano ad arrivare i primi gruppi e insieme ad essi le prime gare per farsi la doccia per primo. 18:30 celebriamo la messa e poi l’adorazione. È stata forse l’adorazione più bella della mia vita, c’era qualcosa di particolare in mezzo a tutta la stanchezza della giornata di lavoro, l’esperienza di povertà vista durante la giornata, più il senso di gratitudine per quanto si ha ma soprattutto per quanto si è. Era un’atmosfera particolare, non so bene spiegare, so solo descrivervi che tra noi consacrati, e tra praticamente tutti i ragazzi dello staff, nessuno è riuscito a trattenere le lacrime… non so spiegare il perché, so solo che è andata così… cioè, so spiegare le mie lacrime, ma non quelli degli altri…

Ore 19:30 e i ragazzi hanno già occupato le prime file dinanzi alla tv. Con un po di sana e pedagogica prepotenza, i membri dello staff interessati alla partita invitiamo i ragazzi a cederci il posto. Inizia la partita il Perù la domina largamente… mi sono promesso di non dare il peggio di me, come succede ogni volta che gioca il Perù… 3-0 e pariamo pure un rigore all’ultimo… non vi dico quanto ho strillato… e sono anche stato vittima di un attacco acquatico, in pratica mi hanno svuotato le bottiglie di acqua in testa e sono andato in stanza con un sorriso da un orecchio all’altro ma totalmente fradicio… devo riconoscere che in altre circostanze le conseguenze dello scherzetto avrebbero potuto essere devastanti, ma visti i festeggiamenti ho lasciato fare. Poi ho saputo che uno dei primi artefici è stato proprio padre Gonzalo, e non vi nascondo che già sto pensando alla mia rivincita!

Finita la partita abbiamo festeggiato Pietro, che di anni ne ha fatti 16, 4 mega torte sono finite in questioni di minuti… Poi siamo andati in auditorio, diviso in gruppi i ragazzi (questa volta i gruppi sono 7, sei dei ragazzi più uno dello staff, visto che tra i consacrati e il padre ora siamo in 7). Verso le 23:30 abbiamo iniziato con il rituale di mandare tutti a letto… credo che per le 12.15 erano tutti dentro alle stanze…

0