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Missioni 2019 Perù

La sveglia d’oggi si è spostata di 30’. Anziché le 6:30 per oggi la sveglia sarà quella solita, delle 7, e il programma della giornata abbastanza semplice: 7:30 preghiera e poi prima colazione, ci si prepara per il lavoro e si parte verso le 9:00. Arriviamo quindi al nostro destino verso le 9:40 e verso le 10, o poco prima, siamo già divisi nei vari gruppi, 14, e iniziamo a costruire le prime 14 case, una casa a gruppo. Prima però un breve controllo, visto che il giorno prima una ragazza è venuta disperata da me dicendomi che non trovava lo zaino, che lo aveva dimenticato nella baraccopoli, e che il guaio era che lì dentro c’era il suo passaporto. Io non ho idea sul perché una delle ragazze avrebbe la geniale idea di portarsi dietro il passaporto, in baraccopoli poi! Sorpresa la mia, che in realtà non dovrebbe sorprendermi più di tanto visto che con tutti questi anni di viaggi di volontariato dovrei già sapere perfettamente che la creatività dei ragazzi supera ogni limite e che la realtà sconfigge la fantasia praticamente sempre… Prima di andare a lavorare quindi lancio una domanda: Ragazzi, chi di voi si è portato dietro il passaporto? 11 manine si alzano, tra cui 6 tra i ragazzi che c’erano già con noi l’anno scorso… perché certo a uno verrebbe da pensare che se sei già venuto in questi viaggi prima, sai perfettamente che il documento di viaggio non te lo porti nella baraccopoli… invece no! Quindi niente, prendo uno a uno i passaporti e li metto al sicuro in macchina… 

La prima parte del lavoro è sempre la più complicata. Si tratta di livellare le base dei tre pavimenti che costituiscono una casa. Si sceglie il punto più basso del terreno, e si colloca, assicurandosi che le misure in torno bastino per far entrare la casa, il primo dei blocchi di cemento. Poi si gioca con i “metri”, ogni coppia di ragazzi prende in mano un metro e giocando con le dimensioni deve far coincidere in ogni angolo la propria misura in modo di creare un rettangolo il più perfetto possibile. Altrimenti i pavimenti non riusciranno a stare nel suo posto, ci sarà sempre, probabilmente, un angolo che rimarrà in aria. Diciamo che è un po complesso da spiegare, e l’unico modo, in realtà, è facendone esperienza. Una volta che si sa più o meno dove vanno collocati i blocchi di cemento, si procedere a livellarli, cioè devo stare alla stessa altezza in riferimento alla superficie. Per cui dipendendo dal terreno, ci saranno blocchi di cemento che andranno seppelliti poco, tanto o tantissimo… e in alcuni casi, il meno possibile, ci saranno anche dei blocchi da rialzare. Quando si è sicuri di avere almeno 4 blocchi nel suo posto e nella giusta altezza, si procede a piazzare il primo pavimento, e in seguito, con una livella (io preferisco quelle meccaniche diciamo, mentre molti dei ragazzi dello staff, avendo il cellulare, preferiscono le app!).

E si va avanti così fino a mettere il terzo pavimento. In realtà qua ci sono scuole di “pensiero”. Alcuni dei ragazzi più esperti preferiscono di mettere tutti e tre pavimenti prima di alzare le mura. Io sono dell’idea di iniziare ad alzare le mura appena si è piazzato il secondo pavimento. Poi io parlo di ragazzi più esperti… ma si dice così, un po’ a buffo. Qual è stata la mia sorpresa quando facendo un breve giro delle case dopo aver lasciato ben avviato il mio gruppo, mi ritrovo un membro antichissimo dello staff (6 anni di missioni di fila) che stava montando una casa praticamente al contrario… 

La giornata di lavoro va avanti fino alle 17 con una pausa per mangiare a metà giornata di circa un ora. C’è chi fa più difficoltà con le fondamenta dei pavimenti, il che è totalmente normale. Abbiamo insistito di lavorare in modo costante ma tranquillo, senza perdere inutilmente il tempo e allo stesso tempo senza privarsi del passare del tempo con le persone per cui lavoriamo. Serve molta consapevolezza che questa prima parte della costruzione è fondamentale, dei piccoli sbagli all’inizio, piccoli dislivelli, possono significare una grande difficoltà più avanti. È un po come la vita, come quanto abbiamo cercato di trasmettere ai ragazzi mentre eravamo ad Arequipa. Questi primi passi, più ripetitivi, più noiosi a volte, che hanno bisogno di più cura e decisione, a prima vista possono sembrare esagerati, ma in realtà sono il fondamento di tutto ciò che verrà dopo. Un piccolo errore all’inizio può significare un grosso “disastro” con il tempo. Infatti, lasciare un pavimento non livellato, o livellato mediocremente, significherà che le mura di quella casa non chiuderanno bene, e si dovrà risolvere o rifacendo tutto da capo, o forzando il legno, il che può significare rovinare le mura… e anche questo è un po come la vita… tutte le nostre ferite irrisolte, per quanto possano essere risolvibili, prima o poi tornano a chiederci il conto, e le conseguenze si vedono già dallo sguardo che abbiamo su noi stessi, e sui nostri rapporti personali, soprattutto con le persone a noi più care. Quando i ragazzi ci si avvicinano per chiederci consiglio su qualche realtà che a loro sta a cuore e che vivono con sofferenza, ce molto poco che possiamo fare a livello di soluzioni, non sta nelle nostre mani, e tante volte neanche nelle loro mani… ma mi piace consigliare come prima cosa: cerca di avere uno sguardo di amore verso te stesso, e solo dopo, con la forza di quello sguardo, potrai dare lo stesso trattamento a quanto ti circonda, avrai lo stesso sguardo non soltanto verso te stesso ma verso quanti fanno parte della tua vita. Credo che tutto il lavoro inizi da lì, prima ancora delle nostre relazioni o da cose da cambiare qua e là nella nostra vita pratica. Finché non abbiamo uno sguardo d’amore verso noi stessi non saremo veramente liberi di guardare il bello che ce in noi e apprezzarci per ciò che siamo autenticamente. 

Molte delle case sono a buon punto, alcune pochissime sono un po indietro, e un paio hanno già iniziato con il tetto. Verso le 18 siamo a casa e iniziano le gare per la doccia. Ce la messa alle 19 e poi l’adorazione, e ho chiesto di dare la precedenza della doccia a chi vuole partecipare della messa… quindi alcuni si giocano il “jolly” messa per usare il bagno per primi, e spero che siano stati poi gli stessi che sono venuti a messa. Alle 19 quindi inizia la messa, siamo una ventina, ed essa finisce verso le 19.30 che è quando iniziamo l’adorazione… e poi dal nulla (dico dal nulla perché la partecipazione a queste due attività quotidiane non è obbligatoria) entrano una trentina tra ragazzi e ragazze per fare questo momento di preghiera che va avanti fino alle 20.30. La preghiera viene accompagnata da dei canti, e dai testi spirituali per la riflessione, e non nascondo il mio stupore nel vedere tutti questi ragazzi che hanno “resistito” un ora di silenzio e meditazione. Credo siano dei tempi di qualità che tanto ci mancano quando siamo a casa, e quasi per assurdo sono dei momenti in cui, in un certo senso, ci sentiamo più a casa, più al sicuro, più con noi stessi nella libertà di essere chi siamo autenticamente. Molti, direi la stragrande maggioranza, non hanno mai partecipato prima ad un momento di adorazione (tranne i romani che vengono spesso da noi in comunità e i milanesi che conosciamo da più tempo), e pur non sapendo bene di cosa si tratta, l’esperienza comune per quasi tutti è la stessa: “quanto è bella l’adorazione!”.

Dopo mangiato ci ritroviamo in auditorio per l’ordine del giorno, i maschi restano lì per fare la terza meditazione scritta, mentre le ragazze vengono divise in gruppi per riflettere sulla conferenza del giorno precedente. I dialoghi vanno avanti fino alle 23:30, e verso mezzanotte e passa i ragazzi dello staff iniziano a spedire nelle stanze ai ragazzi ancora svegli.

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