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Missioni 2019 Perù

Ultima vera giornata di lavoro. Sveglia ormai abituale delle 06:30 seguita dalla preghiera del mattino e subito dopo l’ultima delle conferenze del viaggio, e questa volta è il turno di Juan Fernando. In un certo senso è la conferenza più scontata di tutte, non nei contenuti ma si nella tematica. Sin dal primo giorno, da quando i ragazzi hanno saputo che avevano a che fare con dei consacrati, che per carità dice tutto e niente in un certo senso e non è così semplice da spiegare. Infatti per molti a primo impatto noi consacrati siamo una sorta di preti mancati, qualcuno che è rimasto a metà tra i “privilegi” del sacerdote e i “piaceri” dello sposato. Ma non è questa la sede per dare una spiegazione. Da quando hanno visto poi che il numero di consacrati si sarebbe moltiplicato con il passare dei giorni, e che tra il gruppo, per la prima volta nella storia delle missioni ci sarebbe stato un sacerdote, un punto di provocazione continuo, sia da parte loro che nostra, è stato questo Dio del quale tanto si parla ma, come ho detto in un post precedente, del quale non soltanto si sa così poco ma si è fatta così poca esperienza. Questo diventava ancora più esplicito quando sia i consacrati che i ragazzi dello staff partecipavano ogni giorno della messa e dell’adorazione… e ancora di più quando con il passare dei giorni la partecipazione dei ragazzi “normali” a questi due eventi si moltiplicava. Insieme a questo molti poi sono anche passati dal sacramento della riconciliazione, cioè la confessione. Insomma la conferenza di Juan Fernando è stata su Dio, come Colui che è l’unico in grado di saziare la nostra sete di infinito, quella sete che non trova la pace finché non si sazia da un amore infinito e incondizionato. Riprendendo un po tutti gli elementi di queste due e passa settimane: l’acqua, la terra fertile, il seme, la luce, il deserto, la sabbia, Juan Fernando ha dato ai ragazzi uno sguardo diverso sul Dio di noi cristiani e insieme sulla sete profonda di ogni uomo e donna, che non può, perché niente di questo mondo è in grado di saziarla, trovare conforto con le “cose di questo mondo”. Un invito a coltivare, in ogni aspetto della nostra vita ciò che è essenziale, e soprattutto a che questo viaggio sia uno, il primo, dei tanti passi verso la conoscenza di questo Amore grande e puro che nel fondo del nostro cuore tutti noi vogliamo. 

Siamo partiti verso le 9, divisi in due gruppi. Due terzi dritti al campo di lavoro, un terzo dritto in supermercato per prendere un po di cose utili alle famiglie per le quali abbiamo costruito questa settimana. È stata proprio una bella sorpresa vedere che nell’arrivare alla baraccopoli, c’era un sole pazzesco, cioè pazzesco per la “media di quantità di sole” che uno riesce a intravedere da queste parti, un sole che già timidamente si era mostrato il pomeriggio prima di partire il giorno precedente. Poi è stato particolarmente bello perché Juan Fernando, tra gli esempi usati nella sua catechesi, c’era proprio quello di Dio come il sole che a volte si può nascondere, ma questo non vuol dire che non ci sia, o che non esista. Ci possono essere giornate pieni di nuvoli nella nostra vita, ma questo non mette in dubbio l’esistenza del sole. Lavorando qua a Cañete tutti questi giorni in cui non abbiamo, avevamo, mai visto il sole, non erano pochi i ragazzi che si avvicinavano a chiederci se qua proprio il sole non ci fosse… si può chiamare anche coincidenza, ma io ritengo una grazia che proprio il giorno in cui si fa accenno a questo esempio, del sole che sussiste nonostante le nuvole e come Dio sussiste nonostante le sofferenze e le difficoltà, che proprio oggi ci sia stata una giornata di sole e che non sia durata qualche poche ore ma sia durato tutta la giornata. 

I ragazzi hanno lavorato benissimo, non solo oggi ma tutti i giorni. E qualsiasi difficoltà a livello caratteriale è più che comprensibile se si tiene conto del gran numero di partecipanti e la stanchezza accumulata in tutti questi giorni. La presenza evidente del sole poi ha reso tutto più allegro. È vero che la fatica è più grande, ma bisogna dire che si lavora molto meglio con il sole che senza. Così i lavori sono andati avanti fino alle 18, quando il sole inizia a tramontare. Cioè in realtà la decisione sull’orario era per puntare a finire tutte le case e ciò vuol dire avvitare tutte le finestre e verniciare tutte le case. Alla fine ce l’abbiamo fatta, ce l’hanno fatta, e si è lasciato solo qualche piccolo ritocco per la giornata di domani. Arrivati a casa verso le 19 i ragazzi hanno potuto passare del tempo tra di loro mentre aspettavano per farsi la doccia. Alle 20:30 abbiamo mangiato, e infine, verso le 21:30 ci risiamo riuniti per l’ultimo briefing, comunicando gli orari della giornata successiva e il punto della situazione con ognuna delle case. Abbiamo divisi in gruppi i maschi e “spedito” le ragazze a fare l’ultima delle loro meditazioni. 

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