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Missioni 2019 Ecuador e Perù

In realtà il viaggio è iniziato il sabato 13 luglio, sia da Roma che da Milano, verso le 18 o le 19, e in realtà qualche ora prima quando i 22 ragazzi hanno lasciato le loro case per rivolgersi ai rispettivi aeroporti. I voli sono i soliti Milano- Madrid e Roma- Madrid, dove dopo un lungo scalo di poco più di 4 ore i ragazzi sono finalmente saliti nell’aereo che li avrebbe portato fino a Guayaquil, con un breve scalo a Quito. 

A Guayaquil, già dal giorno prima, c’eravamo i 5 consacrati e il sacerdote che li accompagneremo nel percorso spirituale/interiore dell’esperienza, e i 6 tra ragazzi e ragazze universitari che saranno responsabili della parte organizzativa. Con noi c’e anche da qualche giorno un dei ragazzi che fa parte del gruppo, che pero aveva voluto aggiungersi all’ultima tappa del primo gruppo, quella della costruzione di case a Cañete. Infine, ad attenderci tutti, già dalle 5 del mattino circa, un altro ragazzo che è arrivato direttamente dagli Stati Uniti dopo tre settimane di studio negli Stati Uniti. E insisto sul nome, sono gli Stati Uniti, non America, America è un continente!

Insomma, i ragazzi sono arrivati dopo più di 20 ore di viaggio, includendo i vari stop negli aeroporti di Madrid e Quito. Essendo atterrati verso le 8:50, e usciti verso le 10, siamo saliti in pullman e partiti verso le 10:30. Prima sosta è stata alle 12, nella località di Cascol, un posticino sperduto in questa sorta di foresta attaccata al mare che caratterizza la costa norte dell’Ecuador. Abbiamo mangiato quel che c’era, ovvero delle crocchette ripiene di pesce e delle empanadas ripiene o di carne o di pollo. La caratteristica però è che non sono fatte con la farina ne niente di simile, ma con la banana schiacciata e fritta. Non saprei dire se erano effettivamente buone quanto la proporzione in cui ce le siamo mangiate… forse era più la fame che altro! 

Non appena ci siamo fermati per mangiare il pullman che ci portava si è rotto. Quindi siamo stati fermi dalle 12 fino alle 15 finché è arrivato un altro pullman da Guayaquil. È stato un tempo impiegato per fare gruppo, conoscersi un po di più, cantare, giocare a carte, vedere la finale di Wimbledon e mangiare insieme. 

Verso le 15 è arrivato il nuovo pullman, l’abbiamo caricato con le valigie e siamo ripartiti verso il nostro destino finale, destino che abbiamo raggiunto poco dopo le 18. Abbiamo distribuito velocemente le stanze, sistemato piano piano le cose che c’erano da sistemare, e siamo partiti verso il paese, per partecipare della messa. La messa è stata celebrata da padre Gonzalo, che sta con noi da quando abbiamo iniziato il primo viaggio di missioni in Perù. 

La lettura del giorno è stata il passaggio del Buon Samaritano:

Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: « Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa questo e vivrai».

Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». Gesù riprese:

 «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ lo stesso».

Impossibile non trovare collegamenti con quanto ci disponiamo a fare in questi poco più di 17 giorni di lavoro. Amare Dio sopra tutte le cose, e amare il prossimo come a sé stessi… Ma chi è il nostro prossimo… siamo noi a deciderlo? Sarebbe troppo comodo ridurre il prossimo a colui che uno si sceglie, troppo limitato e troppo da parte… il prossimo è invece ogni persona che la realtà ci presenta, direi che Dio ci presenta, ogni persona bisognosa di noi, e tenendo conto che di bisogni ce ne sono di tutti i tipi. Chiunque alla ricerca di ascolto, di consolazione, di attenzioni, di qualche parola di conforto o magari anche di un aiuto concreto o più pratico è un nostro prossimo. E il buon samaritano cosa fa… si lascia toccare, nel cuore, dalla realtà del bisognoso, si impietosisce… Prima di tutto deve accorgersene, avere occhi per guardare il prossimo nel suo bisogno per poi venirgli incontro. Senza questa attenzione verso la realtà, questo atteggiamento di sguardo attento verso chi di noi può avere bisogno di aiuto, non si può notare mai chi di noi è prossimo. E tante volte succede così perché viviamo guardandoci all’ombelico, concentrati e ripiegati su noi stessi, a leccarci le ferite o vittimizzarci… non che le nostre di sofferenze non siano importanti o non abbiano un suo luogo… ma che la strada di una vita piena, che è quella che risponde alla domanda sulla vita eterna, è quella che non si ripiega verso se stessi, e che nella cura degli altri trova non soltanto conforto, ma la medicina per la propria vita: vivere l’amore.

E quindi solo dopo che se ne accorge, e si lascia toccare il cuore, scende dal cavallo, si prende cura, fascia le ferite, prima ancora le pulisce, lo porta con sé, gli trova riparo, passa la notte con lui, e si organizza in modo che non gli manchi nulla il giorno dopo… non solo, si fa debitore per qualsiasi cosa che possa mancare e che non sia coperta da quanto ha lasciato… I giorni che ci aspettano, devono essere pieni di questo atteggiamento, di accorgercene cosa ma soprattutto chi abbiamo di fronte, e metterci all’ascolto, a disposizione, e darci da fare, mettendo in crisi persino i nostri propri piani o organizzazioni. Il buon samaritano infatti cancella ogni piano possibile, metti in pausa i propri programmi pur di portare a termine il compito di prendersi cura di quel qualcuno che ha accolto come il suo prossimo. Questi giorni che iniziano, devono avere al cuore dell’esperienza, la scelta personale di mettersi a disposizione, di vivere con apertura il sacrificio, di aver occhi e orecchi disposti a guardare e ascoltare, non soltanto gli altri come prossimi, ma anche ognuno di noi come il proprio prossimo… 

Tornati da messa abbiamo mangiato. Nell’albergo, che in questo momento ha una nuova gestione, si sono sforzati per cucinarci un piatto buonissimo tipico del posto, con il solo difetto di averlo fatto stile gourmet, cioè della serie che forse riusciva a saziare un pulcino. Ho informato subito l’amministrazione che da domani, che iniziamo a lavorare, serviranno razioni più consistenti, speriamo bene!

Finito di mangiare ci siamo riuniti brevemente per parlare un po del senso del viaggio e del programma del giorno dopo… abbiamo ritirato tutti i cellulari e spedito tutti a dormire… facendo un po di conti, i ragazzi sono in viaggio da più di 36 ore… 

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