Your address will show here +12 34 56 78
Missioni 2019 Ecuador e Perù

Per prima volta in 8 giorni di missioni, ci svegliamo alle 8.30, il che è molto apprezzato dai ragazzi, apprezzatissimo direi. Facciamo la nostra preghiera del mattino e facciamo una prima colazione da campioni, verso le 9:15 e poi i diversi gruppi di ragazzi partono nel centro del paese per fare un po di spesa per le famiglie. Alle 12 ci raggruppiamo nella parrocchia, dove siamo stati invitati dal parrocco a mangiare. Mangiamo, devo dire con poco entusiasmo vista la prima colazione fatta poche ore prima e così abbondante… Quando finiamo ci organizziamo per iniziare a fare il giro delle benedizioni delle case.

Partiamo in due sorta di piccoli camioncini che ci portano tutti. Il giro è abbastanza semplice in un certo senso, ma molto lungo vista la distanza tra le case. Non abbiamo lavorato negli stessi quartieri, il nostro lavoro è arrivato in 4 quartieri diversi, e ce uno che è molto ma molto distante. La benedizione delle case ha una struttura uguale e diversa in ogni casa. Uguale nel senso che si inizia con una preghiera, delle belle parole di padre Gonzalo, qualche parola da parte di uno dei ragazzi che ha costruito la casa, il ringraziamento della famiglia, poi l’acqua benedetta su ogni spazio della casa, un caldo abbraccio di gruppo, e poi una bella foto di gruppo sulle scale. 

Allo stesso tempo ogni benedizione è diversa. Le parole di padre Gonzalo cambiano di volta in volta, trattando di rivolgersi in maniera unica e personale alla famiglia di turno. Poi le parole di tutte le famiglie sono molto sentite, alcune non riescono a finire una o due frasi perché l’emozione è più forte e piangono… alcuni al punto di non poter più parlare. Forse è il momento più chiaro in cui i ragazzi toccano con ogni senso l’importanza di quanto hanno fatto, di quanto grande era la loro situazione di bisogno, non soltanto a un livello fisico pratico ma soprattutto a un livello più interiore. La certezza di un tetto, di un pavimento, di qualche mura, di spazi adeguati per tutti, sono una serenità che noi diamo per scontato, perché a noi non soltanto non hanno mai mancato, ma ne abbiamo avuto in abbondanza. Ovviamente l’esperienza delle famiglie contagia tanti dei ragazzi, che provano tante emozioni, tanta fierezza, tanta serenità, alcuni piangono tantissimo, altre sorridono e il loro viso sembra non bastare a contenerlo (il sorriso), altri guardano con serietà ma con una calma negli occhi che incuriosisci… è proprio vero che gli occhi sono le finestre dell’anima. 

Si torna a casa dopo un lungo giro di 4 ore, da un quartiere ad altro. I ragazzi si fiondano nel mare senza risparmiare nulla delle energie rimaste, si gioca in acqua, si gioca a calcio sulla sabbia mentre alcune ragazze fanno anche loro il bagno e altre iniziano con la valigia. Ho scoperto che per i ragazzi, senza fare distinzione tra maschi e femmine, il rifare la valigia è un discorso delicato. Alcuni persino mi chiedono qualche ora di tempo per poter farla senza stress… io mi faccio due domande, visto che l’ho fatta la mattina in dieci minuti, separando nelle diverse tasche dello zaino quanto è pulito e quanto è sporco. Alle 18 ci rincontriamo tutti quanti per fare l’ultimo rosario dinanzi al mare, il cielo è scoperto e quindi ci dona un tramonto spettacolare, o “clamo”, cioè clamoroso, nelle parole di qualche ragazza milanese. Mi incuriosisce molto come un comune denominatore per quasi tutti i ragazzi: la tranquillità che esperimentano nel pregare il rosario, durante e dopo. Dicono che la preghiera del rosario vada al ritmo dei battiti del cuore, e che questa armonia provochi questa pace e serenità che ognuno di noi riesce a percepire. È curioso come dei ragazzi così giovani e che nel quotidiano sono molto lontani da avere momenti di silenzio, riescano a pregare un intero rosario senza provare ansia alcuna…

Alle 19:30 partecipiamo della messa del paese. Una delle ragazze dà una bellissima testimonianza in spagnolo, risaltando il moto delle nostre missioni che portiamo nelle nostre magliette: C’è più gioia nel dare che nel ricevere. Finita la messa e salutati tutti quanti, attraversiamo la strada per una cena a base di hamburger e di carne, e patatine fritte in abbondanza. I ragazzi hanno il mio permesso per prendere una birra, o due, e qualcuno prende anche un calice di vino. Torniamo a casa felici, finiamo di fare le valigie, e alle 23:30 iniziamo a caricare con le nostre valigie il pullman che ci porterà fino all’aeroporto di Guayaquil. Il viaggio dovrebbe durare 5 ore, e partendo a mezzanotte alla fine siamo stati in aeroporto alle 4:30… menomale era aperto e anche i banchi per il check in, quindi abbiamo fatto tutto in fretta, salutato Benji, consacrato che torna in Italia per poi partire per le Filippine a fine mese in un altro viaggio di missioni e a cui siamo debitori di aver arricchito con la sua voce e i suoi canti i nostri momenti di preghiera… ci mancherà. 

Ci aspetta un volo di due ore fino a Lima, e poi tre ore di pullman fino a Cañete. Sto parlando già del lunedì, giorno di “riposo”…

0