Missioni 2019 Ecuador e Perù

Incontrando le prime 4 famiglie

La sveglia di questa prima giornata è stata alle 6:30. Preghiera del mattino alle 7 e subito dopo una classica prima colazione ecuatoriana, cioè tanta banana schiacciata e poi fritta. Partiamo verso le 8:15 per un momento di preghiera eucaristica nella cappella del paese, che dista circa 10 minuti a piedi da casa nostra. Dopo la preghiera rimaniamo in chiesa per partecipare alla messa, la prima in italiano per questo gruppo. Prima di iniziare con le attività fisiche, ci riuniamo in un salottino per dire ai ragazzi i gruppi di lavoro con i rispettivi caposquadra. Ci sono 4 squadre con 9 membri ognuna. Passiamo dal supermercato per fare un po di provviste, in altre parole le porcate che piacciono ai ragazzi, preferiti su tutti gli oreo e i doritos. Partiamo verso la zona di scarico del primo camion, arrivato stamattina con i moduli necessari per la costruzione di 4 case, prima di tutto per conoscer le prime 4 famiglie. Sono famiglie che vivono per strada, in capanne, con qualche telo nero o pezzo di legno che fungono da mura, da più di tre anni. Hanno perso tutto durante il terremoto di tre anni fa. 

Ogni famiglia sceglie un gruppo, e ogni gruppo si presenta e va a conoscere la situazione in cui vivono. Juan Pablo e Cristina, che sono la coppia che ha scelto il gruppo del quale faccio parte, vivono praticamente per strada. Cioè hanno invaso un pezzo di strada di non più di 12 metri quadri, tirato su qualche telo nero attaccato a 2 pali che confinano con le mura di un altro terreno. Nell’interno ce qualche tavolo, una piccolissima Tv molto vecchia e un solo letto di una piazza e mezza dove dormono loro due e le figlie, Cristel e Geisha, che in realtà sono figlie del primo matrimonio di Cristina. Il papà naturale delle ragazze le ha lasciate tempo fa, e non si fa vivo particolarmente speso… di fatto, le ragazze chiamano Juan Pablo il suo papà. Juan Pablo lavora come “tassista” con il suo tuc tuc, e quando viene chiamato va anche in barca per tirare fuori qualche pesce… Cristina invece fa la casalinga. La casa è a contatto diretto con la terra, e siamo in una zona dove piove tanto e forte, quindi è pane quasi quotidiano per loro ritrovarsi in una casa allagata. Fa molta impressione in questa zona il contrasto. È vero che in generale è una zona povera, ma trovi case in cemento, degne, e tenute più o meno bene. Ma c’è anche chi in mezzo a tutto ciò vive ancora in queste sorte di tende, praticamente all’intemperie e senza nessun tipo di comodità e sicurezza. È un invito fortissimo per i ragazzi da una parte ad apprezzare ed essere grati con tutto ciò che possono avere, e che è per loro garanzia di sicurezza e dignità. Ma è soprattutto un invito a guardare con occhi che siano da porta di ingresso ad un cuore che si vuole commuovere e darsi da fare per queste famiglie, e facendolo prendere atto di quali sono le cose essenziali di cui veramente abbiamo bisogno, e quante invece sono futilità a cui diamo il potere di gestirci perché nel fondo ci incatenano, ci tolgono la libertà e ci fanno credere che la serenità che cerchiamo e che anela il nostro cuore si trova nel possesso. 

Iniziamo con lo scarico del camion verso le 12.30. E finiamo, devo dire molto in fretta, verso le 13.30. In quel momento arrivano i pranzi, sponsorizzati dal comune. Ci arrivano delle porzioni giganti, con piatti diversi in ognuna. Questa è zona di tantissimi gamberi, e quindi ce più di un fortunato che riceve un piatto pieno di gamberi mentre altri, come io, ci dobbiamo accontentare con il solito pollo e riso. 

Riprendiamo il lavori alle 14:30. Abbiamo scaricato i moduli per 4 case, ma risulta che solo due saranno costruite lì vicino a dove abbiamo scaricato i camion… le altre due case sono a 12 minuti in macchina, quindi dobbiamo caricare due pick up e iniziare a portare tutto dall’altra parte. Passano 90’ circa e siamo riusciti a distribuire i pezzi delle due case lì vicino. Ci aiuto i bambini, le donne e gli uomini del posto, il che rende tutto molto più semplice. Invece il lavoro per le altre due case va avanti fino alle 17:30.

Quando arrivano tutti i ragazzi organizziamo al volo una partita 8 contro 8 in spiaggia, in riva al mare. A tratti sembra più una partita di rugby e a momento molto puntuali un vero campo da lotta libera. Tutto in amicizia ovviamente, ma senza rinunciare a un sano agonismo. Quando finiamo, dopo un’ora e passa, ci tuffiamo tutti nell’oceano, che da queste parti, al parallelo zero, ha una temperatura molto gradevole.

Torniamo a casa per lavarci, quasi tutti, e poi ci rincontriamo sulla spiaggia, verso le 19:30 per pregare il rosario. È un bel momento di pace e serenità, accompagnato dalle onde del mare che bagnano la spiaggia. Dopo aver finito di pregare andiamo tutti in albergo per mangiare. La giornata finisce con la consegna delle lettere che molti dei ragazzi hanno scritto a se stessi l’anno prima, e con un lavoro personale sulla prima meditazione proposta.