Missioni 2019 Ecuador e Perù

Non solo di pane vive l’uomo

Nonostante la stanchezza del giorno precedente la sveglia delle 6:30 non è così traumatica ormai, i ragazzi si sono abituati e chi non lo è ha il jetlag.  Preghiamo come sempre alle 7, prima colazione e via, alle 8:15 iniziamo a smuoverli per salire sui pullman. Contiamo che siamo tutti (abbiamo tre caduti… cioè malati, e non potranno venire con noi… in realtà ne avevamo due, ma uno deve tornare verso metà mattinata visto che non ce la fa proprio a lavorare).

Arrivati nella baraccopoli ci riuniamo tutti nel parco giochi, facciamo una preghiera per iniziare i nostri lavori e ogni squadra si rivolge alla casa che ha scelto per costruire per prima. Devo dire, che tranne un gruppo che va in tilt per una sottile trascuratezza (lo scrivo così per fare il carino, hanno praticamente costruito la casa al rovescio e quando hanno dovuto mettere le mura si sono accorti che le cose non quadravano…), tutti i gruppi vanno fortissimo. Credo che la riunione della notte precedente sia stata fondamentale (tranne che per quel gruppo, visto che su quello ero stato molto, ma molto esplicito, visto che nel primo gruppo, di inizio luglio, già un ragazzo con alle spalle 5 anni di missioni aveva fatto lo stesso errore). Si va con calma, si fanno con molta pazienza le fondamenta, alcuni sono molto millimetrici… in fin dei conti ci ritroviamo con 2 case totalmente finite (cioè mancano finestre, verniciare e i dettagli) 4 case con il tetto avviato, una casa con la struttura del tetto pronta, e 7 case con qualche pavimento già messo. Un vero record. Ricordo che la notte prima di costruire, o il giorno stesso, ho portato come esempio l’esperienza di costruzione con i genitori, che in condizioni peggiori dal punto di vista climatico (siamo stati ad aprile e c’era un sole che bruciava tutto!) erano riusciti a finire con due giorni di anticipo… Il segreto: lavoro di squadra, distribuire bene i compiti e non avere tempi morti… il che non vuol non concedersi le pause per la frutta e l’acqua… frutta e acqua che ci vengono offerti dalle famiglie… vuol semplicemente dire non perdere il tempo. Ripeto, i ragazzi vanno fortissimo, e sono già preoccupato a come occuparci se finiamo con troppo anticipo… secondo i miei calcoli dovevamo finire lunedì mattina e poi fare le benedizioni… probabilmente, a questo ritmo, le case saranno finite per sabato sera, qualcuno verso domenica mattina, quindi dovrò occupare la domenica pomeriggio con qualcosa… Credo che portare i bambini della favela in gita sarebbe una bella scelta per quel pomeriggio, poi fare le benedizioni il lunedì presto, e chiudere con un pomeriggio in spiaggia, per goderci uno dei tramonti che già da oggi Cañete ci sta offrendo. 

Prima della pausa per mangiare preghiamo il rosario, questa volta nel parco giochi che abbiamo costruito l’anno scorso. Lo preghiamo insieme ai bambini, e subito dopo mangiamo. Ci rimettiamo al lavoro fino alle 16:30, quando ci rincontriamo nuovamente tutti quanti nel parco giochi, questa volta per assaggiare dei favolosi picarones (una sorta di dolce fritto fatto con la zucca e bagnato in miele di canna) offerti dalle famiglie. Qualcuno è riuscito a mangiare cinque piatti! Credo sia importante ricordare che sono tutte bontà che sono manifestazione della gratitudine delle famiglie, e che non sono per niente scontate… parliamo sempre di famiglie che non riescono a completare tre pasti al giorno… darci del acqua, frutta, avocado e picarones, non è assolutamente scontato, e neanche dovuto se dobbiamo dirla tutta. 

Torniamo a casa molto stanchi, sporchissimi, ma credo che tutti con una serenità e soddisfazione che raramente si riesce a provare a casa. Si tratta di una stanchezza felice, e questo è già un premio, una raccolta a quanto abbiamo seminato. Spostiamo la messa di mezz’ora, quindi alle 19:30, e poi l’adorazione. Nell’omelia di oggi, padre Gonzalo ci ricorda di una realtà che è fondamentale nel vissuto totale di questo viaggio. Non siamo qua solo per costruire, senza togliere l’importanza quanto doneremo a loro dal punto di vista materiale. La realtà della sofferenza umana, trascende infinitamente le “sole” sofferenze fisiche o materiali. Non che queste siano di poco conto, o da trascurare… dare dell’essenziale è fondamentale per la dignità di chi deve vivere da umano e così poter crescere una famiglia in un ambiente sano e sicuro, quanto meno dal punto di vista materiale. Ma la vera sofferenza risiede, credo io, nell’esperienza estrema dell’abbandono, del essere dimenticati, di essere soggetti a sofferenze interiori, e tra queste ci saranno sia quelle psicologiche ma anche quelle spirituali, ed è soprattutto quelle ultime che vengono guarite solo da un amore pieno e vero, cioè autentico. Non siamo qua quindi solo per costruire e donare qualcosa di molto desiderato… e di quanto sono desiderate queste casette ci rendiamo conto giorno per giorno… Dobbiamo donare noi stessi, il nostro tempo però con amore, un sorriso, un abbraccio, con la libertà di poter smettere di martellare per qualche minuto per rivolgere o scambiare qualche parola con le famiglie, per dargli un abbraccio, qualche parola di conforto, per ascoltarli e se possibile venirli incontro anche lì dove si vergognano di mostrarsi fragili o bisognosi. Perché per chiunque, anche per chi non ha niente, il chiedere, il riconoscersi bisognosi, non è per niente facile o scontato. Ci sono in noi delle realtà spirituali, con le proprie ferite, a cui solo l’amore può portare consolazione, e ci piaccia o no, e anche se non lo abbiamo scelto, noi per loro siamo un po’ quell’amore mancato, di quel interesse che non arriva mai… ci hanno persino chiamato degli angeli. Guai a noi di non fare di tutto per essere all’altezza, guai a noi se nel donare queste casette trascuriamo l’importanza dei rapporti umani, tra di noi e con loro.

Iniziamo a mangiare verso le 20:50… dovevamo fare un briefing tutti quanti per il punto della situazione sul lavoro, ma siamo veramente troppo stanchi, e io un po malato… quindi niente, mangiamo e piano piano andiamo a dormire. “Purtroppo” le chiacchiere tra amici hanno la meglio e in molti rimaniamo fino a tardi, cioè tardi qua vuol dire dopo le 23…