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Testimonianze

 

Missioni 2016 e 2017

Luca de Freitas

Credo che nella vita di ognuno, lo scopo della propria esistenza sia amare, poter donarsi in maniera gratuita. Sono venuto in missione perché l’amore che posso donare nel mio paese non è sufficiente. Questo mi da fastidio, quasi mi distrugge dentro, non posso sopportare che avendo tutto ciò che ho, non riesca a darglielo agli altri. Quando aiuto qualcuno e vedo la sua vita diventare migliore, guadagno forza interiore, cresco interiormente. E anche se di materiale non ho ricevuto nulla, la forza di maturare e dare amore è tantissima. È difficile metterlo in parole, è qualcosa che mi tocca molto il cuore. Questa esperienza l’ho potuta vivere solo qua, durante le missioni.

Missioni 2015, 2016 e 2017

Martina Cabassi

Sono tornata perché durante l’anno sento il bisogno di sentirmi come mi sento qua, cioè piena. In Perù riesco a essere orgogliosa di chi sono, non mi sento meno degli altri, siamo tutti uguali. Questo mi dà tanta sicurezza, sono più sicura di me stessa e, quindi, ho anche lo spazio per fare meglio le cose, ho la voglia di fare le cose. Grazie al nostro aiuto, cambiamo la vita di queste persone, e mi rendo conto di contare e di essere importante per loro. Che io possa fare qualcosa di così grande per qualcuno, mi appaga, mi fa sentire completa, è la definizione di completezza.

Missioni 2015, 2016 e 2017

Filippo Verga

In questo viaggio ho scoperto molto me stesso, le mie capacità, i miei difetti, e sono certo di essere cambiato in meglio. Voglio che dare amore al prossimo sia la base di tutto. È qualcosa che mi rende molto felice, è la prima cosa che voglio nella mia vita. Ho capito come il lavorare per gli altri sia qualcosa di gratificante che ti unisce alle altre persone. Ho anche avuto la fortuna di avere un rapporto con Dio, è diventata una presenza fondamentale nella mia vita. Vorrei che anche altre persone scoprano quanto questo rapporto sia importante, che capiscano cos’è ciò che facciamo e chi ci porta a farlo.

Missioni 2013, 2014, 2015, 2016 e 2017

Maria Sforza

Non sono mai riuscita a trovare un modo migliore per esprimere meglio chi sono. Non esiste un’ altra esperienza che riesca a darmi ciò che mi trasmettono questi momenti. Non ho ancora trovato la mia strada, ma qua riesco, in qualche modo, a vederla, riesco a vedere in maniera semplice chi sono senza troppi strati di egoismo e vanità, di invidia. 
La società in cui viviamo si aspetta che facciamo tutto da soli, che non diventiamo un problema, che tu non ti possa mai fermare. Ti porta a anestetizzare i problemi poiché non si hanno altre possibilità. Le persone che aiutiamo stanno al centro dell’ingiustizia di questo mondo, ma è grazie a loro che mi posso rendere conto che c’è qualcosa che va al di là dell’ingiustizia. Dubito molto che loro possano immaginare come viviamo, come sono le nostre vite. Ma a loro non importa ciò che abbiamo, a loro importa che noi siamo lì per loro.

Missioni 2017

Alessandro Pasolini

Sono venuto in Perù per cercare qualcosa dentro di me, magari un qualcosa che non pensavo di avere. Volevo capire determinate cose, iniziare a conoscermi e vedere l’impatto che potevo avere nella vita delle persone, e quale impatto potevano avere loro. È stato un viaggio che è riuscito a tirare fuori il mio lato più bello… o meglio, è stata la vita di queste persone che è riuscita a farlo. La gioia che uno prova in questo viaggio dipende da quanto ti metti in gioco, da quanto ti doni, dall’amore che vuoi dare a tutte queste persone. È stata la felicità più pura e vera che ho provato in tutta la mia vita.<br /> L’amore è la prima cosa da mettere in gioco per aiutare il prossimo. Non potrai aiutare veramente nessuno se non è dal profondo del cuore. L’amore in questo viaggio, quello che ho provato, è una amore che ti aiuta a pensare, a crescere, è un amore che in un modo o nell’altro ti cambia perché ti segna, ti fa capire determinate cose che spero profondamente di potarmi avanti negli anni successivi.

Missioni 2015

Virginia Folonari

Era inevitabile non pensarci: perché qui la realtà è così bella nonostante sia così povera? Perché nonostante abbia la schiena che fa male, la faccia screpolata, la vernice che non va via dalla pelle, nonostante si è stanchi, si è così felici? come mai c’è così tanto amore in un luogo così arido? Ciò che ti faceva svegliare ogni mattina e dimenticarti di te stesso era il desiderio di rivedere i sorrisi di quei bambini attraverso i quali, gratuitamente, assaporavi sempre più il vero significato di felicità e di amore. Era il desiderio diventato necessità di fare qualcosa per gli altri, di sentirsi necessari per qualcuno; infine era la vera consapevolezza di vivere: tutti avevamo sete di amore, sete di capire che cosa volesse dire vivere davvero e soprattutto, vivere attraverso gesti autentici. Quei bambini con la loro purezza e sincerità hanno scolpito nei nostri cuori qualcosa di indelebile. Le parole felicità e dolore assumono adesso un nuovo significato. È stato paradossale scoprire il significato di felicità in un contesto di desolazione, di sofferenza e di povertà, ma ciò non è un caso.

Missioni 2010

Benedetta Barelli

Essere vicini nell’aiutare gli altri con spirito di collaborazione fa crescere dentro noi ragazzi la semplice voglia di essere uniti come una squadra, che lavora con il cuore per chi ha bisogno di amore, rispetto e semplici diritti a cui la vita avrebbe già dovuto donare. La laboriosità manuale non era mai stato il mio forte, ma l’entusiasmo di chi ci seguiva nell’organizzare il nostro volontariato mi spingeva a superare questo mio limite; ciò accadeva senza che io me ne accorgessi e senza alcuna fatica di volontà, perché dentro di me stava cambiando il modo di divertirmi.<br /> La gioia che cresceva dentro di me, nasceva nel vedere la felicità negli altri. I bambini che ho avuto il piacere di conoscere mi hanno dato più amore e riconoscenza di quanto io potessi mai immaginare. Il viaggio è passato e l’amore per i bambini lo porto stretto nel cuore e ciò che ho imparato è che quello che prima consideravo scontato per me non lo è affatto per tutti e che far parte di una squadra di volontari significa Amare e essere Amati.

Missioni 2011

Mariaceleste Lauro

Ti chiedi se un solo viaggio può cambiare il corso di una vita, e ti rendi conto che tre settimane possono bastare ad insegnarti tutto ciò che in 17 anni di vita, non avevi ancora mai capito. I tuoi occhi vedono tutto ciò che non avresti mai voluto osservare da così vicino. Osservi una realtà completamente diversa dal luogo in cui sei nata e cresciuta. Tra tutta questa nebbia e questa povertà, c'è un raggio di sole che non smette mai di brillare. La gioia di vivere di tutte queste persone. Vedi queste persone che danno valore ad ogni attimo, come se fosse l'ultimo, conoscendo il loro triste destino. Mi sono resa conto, che io non ho insegnato nulla a questi bambini, perché sono stati loro con la loro felicità nell'affrontare la vita, con quella serenità nel godere di ogni attimo, e con quell'infinita gratitudine che si poteva leggere nei loro occhi, ad insegnarmi il vero valore di ogni attimo, e a ringraziare Dio per la fortuna che ho avuto, e che non mi rendevo conto di avere, e a prendere atto che c’è più gioia nel dare che nel ricevere.

Missioni 2014, 2016 e 2017

Eugenia Brignone

Non credo di aver mai visto così tanti colori in vita mia. Dopo pochi giorni ho capito che c’era di più. I loro sorrisi effondevano colore; la felicità di cui erano permeati, nonostante avessero così poco, era in grado di farmi sentire così piccola davanti ad una cosa che ero convinta di conoscere, ma che effettivamente conoscevo appena. Amavano, erano capaci di amare veramente, di aiutare il prossimo, ma soprattutto di apprezzare il vero valore delle cose. Ho capito cosa volesse dire essere puri, puri di cuore. Poiché è questo che riassume l’essere umano nella sua totalità, nella sua capacità di amare ed essere amato. Ho cominciato a riflettere sul fatto che mancasse qualcosa a me, piuttosto che a loro. Non mi sarebbe dispiaciuto vivere lì, poiché vedevo molto più amore tra quelle case che nella mia città. Quello che manca è sentirsi ricchi, ma ricchi dentro.

Missioni 2014, 2015, 2016 e 2017

Santiago Masetti

Secondo la mia teoria, le persone che vivevano nella “favela” dovevano essere le più tristi del mondo, e invece io li vedevo lì, sorridenti, felici, pieni di vita; allora volevo capire come facevano ad essere felici in mezzo a quella povertà, volevo domandargli come veniva loro in mente di sorridere sapendo che probabilmente quella sera neanche avrebbero mangiato, sapendo che avrebbero dormito al freddo, a contatto con il fango! Timidamente mi sono avvicinato a una signora, e alla mia domanda: “Perché sei felice, non vedi dove e come vivi?”, lei mi ha risposto: “Sono felice perché il mio cuore é pieno di amore!”. In quel momento ho vissuto dentro di me un enorme paradosso per quelle che erano le mie convinzioni: io fortunato italiano invidiavo lei povera peruviana, e la invidiavo perché riuscivo a capire che lei aveva una pienezza di spirito che forse io non avrei mai avuto.

Missioni 2014, 2015 e 2016

Alberto Folonari

Mai mi scorderò di quel sorriso, di quegli occhi che hanno saputo con un solo sguardo parlare al mio cuore, quella suora che ha deciso di dedicare tutte le sue ore ad orfani malati terminali, quel sorriso così sincero e puro, che mai avevo visto in tutta la mia vita, uno “schiaffo” che mi ha riempito la testa di mille domande: perché tanta gioia in così tanta sofferenza? Dov’è Dio davanti a questi bambini malati? Perché tutto a me e niente a loro? Le risposte sono difficili da trovare ma, qualcosa sono riuscito a capire dalle parole della suora e dall’omelia di un sacerdote che mi hanno ricordato come tutti abbiamo una missione nella vita. Chissà, forse quella di questi bambini è proprio aprire il nostro cuore. Ho capito cosa vuol dire veramente essere felici, ma parlo di una felicità vera che viene dall’anima e non dipende da quante cose hai e quante ragazze rimorchi, dai like o amici su facebook che hai, ma che si trova vivendo a pieno ogni momento, andando in profondità, felicità che vince la sofferenza perché riesce a dargli un senso.