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Oggi è stata una giornata particolarmente. Dall’anno scorso mi ero portato un’esperienza un po negativa delle famiglie a Canoa, cioè mi erano sembrate molto cupe e chiuse, troppo timide forse. Quest’anno mi sono ricreduto, il calore e l’amore con il quale ci hanno accolto tutti questi giorni, e la gioia con la quale ci hanno salutato oggi sono state stravolgenti. 

Ci siamo svegliati prima del solito, alle 6:30, perché dovevamo partire alle 8 e così partecipare alla messa per iniziare la benedizione e inaugurazione delle case. Dopo la bellissima messa, metà in spagnolo metà in italiano, le persone del posto hanno rivolto delle parole ai ragazzi. Hanno sottolineato più volte come tutto questo per loro fosse un dono del Signore, e di quanto fossero grati ai ragazzi, che avevano deciso di rinunciare a del tempo di vacanze per fare del bene al prossimo. È stato bello anche quando hanno detto che i ragazzi erano per loro un esempio di carità nei confronti di chi più ha bisogno, e che anche loro dovrebbero imitare questo atteggiamento nelle loro vite. Molte delle signore erano commosse, e hanno esploso in un pianto che solo l’abbraccio dei ragazzi è riuscito a calmare.  

Finita la messa siamo andati casa per casa benedicendole e portando loro i diversi regali che i ragazzi avevano presso il pomeriggio prima. Tra abbracci, pianti e sorrisi abbiamo salutato una ad una le famiglie, e abbiamo concluso la mattinata pregando il rosario e mangiando, come sempre, con le famiglie. 

Al ritorno abbiamo dato ai ragazzi del tempo libero, e molti, me incluso, siamo andati al mare a giocare a pallone e nuotare. Verso le 18 siamo andati in parrocchia per fare l’adorazione eucaristica riflettendo su questo brano. Tornati dall’adorazione abbiamo avuto i gruppi di riflessione con le ragazze, per parlare su quanto detto il giorno prima, il nostro essere “benedetti”. 

Possiamo essere lunatici. Un giorno ci sentiamo grandi e il giorno dopo delle nullità. Un giorno siamo pieni di idee e il giorno dopo ogni cosa ci sembra squallida e noiosa. Un giorno pensiamo di poter sfidare il mondo interno ma il giorno dopo la più piccola richiesta sembra essere troppo per noi. Quando ci lasciamo sballottare su e giù dalle piccole onde che si agitano sulla superficie della nostra esistenza, diventiamo facilmente vittime di un mondo che ci manipola come vuole, ma quando rimaniamo all’ascolto della profonda, suadente voce che ci benedice, possiamo camminare attraverso la vita con un senso di stabile benessere e di reale appartenenza a noi stessi. Il sentimento di essere benedetto non è, a parer mio, il sentimento che generalmente abbiamo di noi stessi. Temo, in effetti, che molte persone soffrano a causa di un profondo senso di maledizione. Molti, e anche noi, a volte, si sentono vittime di un mondo che non possono cambiare, e i quotidiani non aiutano di certo molto a contrastare questo sentimento di impotenza. La sensazione di essere maledetti spesso colpisce più facilmente che la sensazione di essere benedetti. Facilmente diamo anche ascolto a una voce interiore che ci chiama malvagi, cattivi, corrotti, indegni, inutili, destinati alla malattia e alla morte.

Quanto diciamo bene di noi stessi nel quotidiano? e quanto invece diamo ascolto a quelle voci che dicono male, ci reputano inadeguati, frutto di insicurezze e ferite? Se veramente ci sentissimo e scoprissimo amati, non daremo ascolto a queste voci… invece purtroppo viviamo più attenti al giudizio di un immaginario collettivo al quale non importiamo veramente. Frutto del sentirsi amati, non è soltanto lo scoprirsi scelto, di cui parlavamo giorni fa, ma anche l’esperienza di essere benedetto, che è un bene la propria esistenza. 

La sera abbiamo concluso il nostro soggiorno a San Vicente con un barbecue, e finito di mangiare abbiamo festeggiato Marti con una torta al cioccolato ripiena di un sacco di “dulce de leche”. Purtroppo tra un evento e l’altro i ragazzi non hanno avuto miglior idea che iniziare una sorta di guerra che sapevo sarebbe finita male… hanno presso uno dei ragazzi e l’hanno buttato in piscina con tutti i vestiti. Devo dire che questo primo l’ha presa abbastanza bene… purtroppo il secondo che hanno voluto buttare in piscina, di cui si sapeva la sua poca pazienza e capacità poco scrupolosa di difesa, era già sull’attenti, e quindi il primo che ha cercato di prenderlo per poi portarlo in piscina ha ricevuto un sonoro calcio che l’ha esteso per qualche minuto… cose di ragazzi… purtroppo avevo detto che sarebbe finita male, e così è andata. Dopo qualche minuti però i coinvolti hanno chiarito e la serata è andata avanti fino ad ora che scrivo. Molti sono già andati a letto, perché domani si parte alle 7 per raggiungere la città di Guayaquil. 25, 26 e 27 luglio saranno dedicati al viaggio e al riposo…
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