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Solita sveglia delle 06:30, preghiera del mattino, prima colazione e partenza verso la parrocchia per l’adorazione e la messa. Verso le 10 siamo sui terreni dove verrano costruite le seconde quattro case, quindi otto in totale, che faremo quest’anno qua a Canoa. Le famiglie hanno chiesto permesso nei rispettivi lavori per rimanere a casa e stare con noi mentre costruiamo. Diciamo casa per dire perché in realtà sono ormai terreni vuoti che verrano riempiti con le nuove casette. 

Si lavora sodo fino alle 13, orario in cui le persone del comune ci portano il pranzo. Qua la politica, come in tutto il mondo penso, è tutto un tema. Cioè quelli del comune hanno fatto in modo di far pensare alle famiglie che se hanno le case è grazie al comune. Non è che mi importi più di tanto se loro sanno che siamo noi con le donazioni ad aver preso le case per loro, mi preoccupa solo che si sentano debitori nei confronti di un comune che ha fatto ben poco per loro negli ultimi tre anni e che ora sono bravissimi a presentarsi con la tv locale, fotografi ed intervistatori. Ci siamo messi d’accordo con il comune che loro dovevano provvedere al trasporto quotidiano e ai pasti, che era il modo concreto con cui avrebbero “partecipato” alla costruzione/donazione delle otto case. Devo riconoscere che con i pasti sono stati bravissimi, anche se bisogna dire che  la fame delle 13 distingue poco di qualità ma vuole solo quantità! Invece con il trasporto sono stati un po disastrosi… Comunque niente che non siamo stati in grado di sistemare.

Siamo tornati a casa verso le 16, e ci siamo preparati per andare in spiaggia per il rosario quotidiano e poi la conferenza di Benji, sul seme e la sabbia e non solo. La presentazione è ricca di esempi, di approfondimenti e collegamenti con diversi brani della bibbia. L’obbiettivo delle conferenze e venir incontro al bisogno umano che la propria fede si intrecci, abbia a che fare, con la propria vita, e che la fede non sia vissuta come un extra che non da sapore e sfama la propria vita. Dopo la conferenza ceniamo e poi ci dividiamo in cinque gruppi. Nel gruppo che ho avuto ricevo felice le impressioni delle ragazze riguardo l’esperienza fino a questo momento. È un po’ quello che scrivevo ieri. La preghiera, i diversi momenti, tutto sommato poco più o meno di due ore al giorno, da i suoi frutti e diventa piano piano, nella quotidianità, un’occasione di ristoro, di incontrare se stessi e di fare esperienza di una certa pace e tranquillità che sono difficili di incontrare nella vita “normale” dall’altra parte del mondo. Sono in tanti a scoprire in sé un’inquietudine verso la preghiera, imparare a pregare, scoprire la personale modalità di incontro e di rapportarsi con Dio. Nel fondo ognuno di loro scopre che in qualche modo la preghiera da qualcosa che nessun altra esperienza riesce, e che è una sensazione di pace e serenità nonostante fuori, le preoccupazioni o sofferenze per esempio, restino così come sanno. Una sorta di conferma che esiste veramente la serenità o la pace interiore in mezzo alle sofferenze. 

Forse un riassunto di ciò che veniamo scoprendo, della strada camminata insieme, è che il cuore dell’uomo non è fatto per questo mondo finito, ma che esiste per l’eternità. Tempo fa, tanto tempo fa, infatti, ho letto da qualche parte: “Il cielo fu il primo amore dell’uomo, e la terra solo un sostituto”

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Tutto il rito di prima mattina sarebbe stato uguale ai giorni precedenti se non fosse stato per una problematica novità. Il paese dove siamo alloggiati riceve l’acqua potabile da un pozzo in alto ad una piccola montagna, ma i tubi si sono rotti e saranno in manutenzione nei prossimi giorni… giorni, non giorno, ma giorni, quindi ci è stato detto che non ci sarà acqua almeno fino a sabato. Quindi almeno per oggi niente doccia la mattina… e partiamo sperando che nel pomeriggio, al ritorno del lavoro e soprattutto oggi che ci tocca scaricare il camion e trasportare i moduli delle ultime 4 case qua in Ecuador, l’albergo sia riuscito a trovare una soluzione!

Dopo la messa incontriamo il camion con i moduli per le 4 case parcheggiato davanti all’altro lato della strada. Il posto per lo scarico dista circo 800 metri, quindi decidiamo di salire sul camion e andare piano piano. Nel parco, o sorta di, ci aspettano quattro signore che si presentano e una ad una iniziano a raccontarci la loro breve storia. Sin dalla prima testimonianza iniziano i pianti. Nel raccontare il terremoto, come avevano perso tutto, e come da tre anni che vivono in una tenda al intemperie, ognuna di loro si commuove e piange. Tutte quante ringraziando infinitamente e assicurando che avrebbero fatto qualsiasi cosa per noi nel caso ci fosse il bisogno. L’ultima testimonianza è quella più tosta da digerire per noi… Juana non ha “solo” perso la casa tre anni fa, ma anche un figlio tra le macerie della vecchia casetta. Il contrasto è molto forte, siamo passati da scherzare e ridere, stare un po tra noi, appena scesi dal camion, contenti dell’inizio della giornata, a sentire queste testimonianze una più tosta dell’altra… al silenzio seguono degli applausi, e ad essi segue un abbraccio di gruppo ad ognuna delle signore… E da lì in poi non ci si ferma fino alle 17, quando finiamo non solo di scaricare il camion, ma di portare in ogni terreno i materiali per le case. Tocca dire che uno dei terreni è molto vicino a dove dormiamo, mentre gli altri tre stanno veramente lontano. 

Il partecipare a messa ogni giorno ci mette a contatto diretto con la Parola, ovvero il Vangelo, ed è difficile non trovare collegamenti quotidiani con quanto stiamo vivendo. “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”, è l’invito che fa Gesù. E questa è l’esperienza sia di queste 4 donne, forti, e tanto provate dalla vita, che in mezzo al dolore e la sofferenza riescono a rimanere speranzose. Non lo dico perché l’abbia visto, ma perché è ciò di cui loro stesse rendono testimonianze. Uno potrà anche dire che la fede e la speranza è l’ultimo che li è rimasto, io non posso giudicare la coscienza delle persone, posso solo fidarmi di loro quando mi dicono che la loro forza, il loro ristoro, è stato ed è tuttora Dio. Ma è anche l’esperienza dei ragazzi, coscienti o meno, e di noi che li accompagniamo, che dopo ogni lunga giornata di lavoro, troviamo riposo e ricarica nella preghiera del rosario dinanzi al mare. Si prova una pace e un ristoro, riposo, che una bella dormita difficilmente ti garantisce… forse è cinese quanto sto scrivendo, sono quelle cose che te le possono raccontare in mille modi, ma finché non le vivi in prima persona, non le puoi capire, e quindi puoi solo ascoltare, credo io, con tanto rispetto. 

Al ritorno dal lavoro veniamo a sapere che i proprietari dell’albergo sono riusciti a trovare un camion cisterna che ha riempito l’acqua, e quindi potremo farci la doccia. Ovviamente per la gran parte dei ragazzi la tappa in doccia può accadere solo dopo un lungo tufo in mare. Abbiamo anticipato la cena alle 19:30, perché alle 20:30 dobbiamo essere dall’altra parte della città per partecipare a un falò organizzato dalla parrocchia. Qua ci sono due sacerdoti italiani, uno calabrese e l’altro genovese, e hanno insistito molto sulla nostra presenza oggi. Partiamo senza sapere cosa aspettarci e tra noi consacrati ci sono diverse posizioni a ciò che potrebbe essere questo falò con dei ragazzi della parrocchia e quelli di un gruppo di missionari americani di nome FOCUS. Arriviamo in spiaggia, delle candeline in torno fanno da via verso il falò, ci sono anche delle palme e fanno tanto ambiente. Poi parte la musica a palla e i ragazzi italiani danno il ritmo, e li seguono tutti gli altri… noi siamo un po disparte e guardiamo con un po di distacco la scena… cioè se voglio andare in discoteca ci vado, non organizzo una venuta bene a metà sulla spiaggia! Comunque poi si ferma la musica e iniziano i giochi. A questo punto non capisco come fanno i ragazzi ad avere ancora le forze. Giocano, ballano, saltano, cantano… alle 21:45 ordino la ritirata, domani si ricomincia alle 6:30 e mi serve che i ragazzi siano riposati! Arriviamo a casa verso le 22:15, e i ragazzi vanno avanti di “lupus” (un gioco) fino alle 23:30…

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