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Mercoledì è un giorno di viaggio. Lasciamo l’albergo di Lima alle 10 del mattino e arriviamo in aeroporto verso le 11, un’ora di viaggio per soli 8km in città… purtroppo questa è la realtà di Lima. Al check in ce pochissima fila e quindi facciamo tutto abbastanza in fretta. Il nostro volo poi parte con qualche minuto di ritardo, e alle 14 siamo già in aereo e voliamo per poco meno di tre ore. Alle 17:30 siamo già fuori all’aeroporto e ci viene a prendere Omar, un tipico ragazzo “paisa”, che il modo di chiamare le persone di Medellín, e ci porta alla casa di ritiro che ci ospiterà tutti questi giorni. La casa si trova poco fuori la città, e ha una vista pazzesca. Essendo una casa di ritiro ci sono alcuni limiti, e altri vantaggi. Ce un bellissimo silenzio e ci offre tutti gli spazi necessari per la preghiera e le nostre riunioni. Ha un orario abbastanza rigido, e poi ce da dire che il ritmo di vita qua è molto vicino a quello della campagna. La maggior parte delle persone si sveglia per le 5 e alle 10 è già a letto. Non se ne parla proprio di fare quegli orari! Quindi la sera, dalle 10:30 in poi, quando le nostre attività sono finite e i ragazzi hanno voglia di giocare e chiacchierare, si deve fare tutto in silenzio quasi liturgico!

Il giovedì siamo sollevati dal fatto che la sveglia sarà praticamente sempre alle 7 del mattino, che dinanzi alle 6:30, anche se sono solo 30` in più, fa un effetto sorprendente, sembra che siano altre 2 ore di sonno. Siccome si tratta della prima volta che siamo a Medellin, i responsabili della fondazione con la quale lavoriamo qua vengono a spiegarci il senso del lavoro che faremo, ma soprattutto chi sono loro, cioè la fondazione. Partiamo quindi alle 9:30, e per richiesta della fondazione, faremo questo primo giorno con i mezzi pubblici. Fa impressione l’ordine e la pulizia della città. Prima prendiamo un pullman per una ventina di minuti, non tanto per la distanza quanto per il traffico. Arrivati in città prendiamo el tranvia, per una decina di fermate per altri 30 minuti circa. Arriviamo alla stazione della funivia che ci porterà fino a metà della montagna dove lavoreremo questi giorni. Ci mettiamo altri 10 minuti per risalire fino all’ultima fermata. Infine un pullman ci porta fino al centro solidale dove si svolgeranno i lavori. Questo ultimo ci mette 15 minuti ad arrivare. 

Ci spiegano il lavoro: si svolgerà su quattro fronti: prima di tutto ridipingeremo tutto il centro solidale. Nel lato occidentale, diciamo, costruiremo un muro di mattoni che attualmente non esiste, e quindi si tocca il terreno della proprietà adiacente. Sul dietro, ce da levare tutta la vegetazione, e qua ce ne tanta, e costruire una recinzione di ferro, e dovrà esserci anche una porta visto che va a finire con la strada dietro il centro. Invece sul fronte orientale si farà un altra recinzione che però è adiacente con il terreno accanto. Poi un centro solidale è uno spazio che offre diversi servizi alla popolazione della zona. Riceve donazioni che poi distribuisce tra la gente più povera e fa anche un lavoro di catechesi appoggiandosi sulla parrocchia, che dista qualche minuto a piedi ancora più su. Si tratta di una zona povera ma non è la povertà estrema alla quale siamo abituati quando lavoriamo a Cañete. Hanno tutti una casa di mattoni, ma è tutto uno sopra l’altro, ci sono pochi spazi, e tutto molto disordinato e esteticamente veramente brutto… un vero contrasto vista la vegetazione pazzesca della zona.

Iniziamo a lavorare quindi divisi in 4 gruppi. Poco dopo avviati i lavori i ragazzi a carico della parte di dietro, quindi che devono rimuovere tutta la vegetazione, tornano un po spaventati perché dicono di aver trovato dei serpenti che a loro detta sono velenosi. In realtà la vera storia è che a trovarli sono stati gli operai che ci accompagneranno tutti questi giorni, e sono stati loro stessi a prenderli supponendo che siano velenosi. Ovviamente questo ha creato un po di panico e più di una mi ha chiesto di andare a prendere i parastinchi. Prendiamo le precauzioni del caso e continuiamo con i lavori. Sui vari fronti si lavora, nonostante la stanchezza accumulata degli ultimi giorni. Si fa un po di tutto, da ferri per le fondamenta, scavare, picconare, spostare terra e vegetazione, fare cemento in modo manuale e iniziare a mettere i mattoni. Diciamo che è un tipo di lavoro a metà tra quello fatto ad Arequipa con la scuola e a Cañete con le case. Nel senso che sono lavori pesanti e lenti, che però a differenza di quanto fatto ad Arequipa dove non vedi bene i risultati, si spera che per giovedì della prossima settimana sia tutto finito. 

Torniamo a casa con gli stessi mezzi con cui siamo arrivati, e ci mettiamo 90’. Siamo stanchi, tra la giornata, gli spostamenti, l’accumulo di tutte le esperienze. Arriviamo verso le 18:15 alla casa che ci ospita e alle 19 ci incontriamo in cappella sia per la messa che per l’adorazione. Dopo mangiamo e dopo mangiato partono le partite alle carte, il famoso “lupus” e qualche uno. Io vado a letto alle 10:30, quasi commosso per stare per affrontare quasi più di otto ore di sonno di fila… un sonno infranto visto che le urla dei ragazzi, più che urla risate, mi svegliano verso le 11:30 e poi faccia fatica a riprendere il sonno… 

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