Missioni 2018 Perù

Arequipa, la città bianca!

È stato un viaggio parecchio lungo… siamo atterrati alle 18 ora italiana, le 11 locali, dopo poco più di 24 ore di viaggio, per alcuni anche 36, tra scali vari. Un lungo viaggio che al di là delle varie ore passate tra aerei e aeroporti è andato alla grande; molti sono riusciti a dormire nel volo intercontinentale, anche se non ha mancato chi ha guardato 4/5 film di fila! Arrivati a Lima abbiamo scoperto che due delle valigie non erano arrivate, pace, e a fare le denunce varie. Record degli ultimi tre anni, nessuno ha perso il passaporto o la carta d’imbarco in quelle poche ore di iniziato il viaggio! A Lima abbiamo incontrato due dei cinque ragazzi universitari che ci daranno una mano con i più piccoli. 

Scrivo da Arequipa, la prima città dove lavoreremo a partire da domani, lunedì 25 giugno. Arequipa è la seconda città più importante del Perù, con più di un milione di abitanti, conosciuta come la città bianca, a causa della pietra vulcanica di colore bianco con cui sono costruiti i palazzi del centro storico. È attraversata dal fiume Chili, che si legge “cili”, ed è circondata da 3 maestosi vulcani, che nei sui periodi più belli sono coperti per la metà di neve. Arequipa si trova a 2700 metri di altezza! 

Ho notato che i ragazzi quando sono annoiati hanno due possibilità: o mangiano, cioè della serie che hanno sempre fame, ma sempre sempre, o devono inventare qualcosa da comprare, proprio così, per dare un senso al tempo a disposizione. Ovviamente sono discorsi generici, anche se per il cibo devo dire che il sempre è quasi un sempre per tutti abbastanza reale. Poi non è mancato chi essendo minorenne ha chiesto qualche ingenuo turista o peruviano che tornava in patria, di prendere per loro delle grosse provviste di sigarette (mi chiedo cosa ne fa uno di loro con 20 pacchetti in tre settimane!!!)… peccato che arrivati in cassa ho chiesto l’adulto di turno come mai prendeva delle sigarette per minorenni… il resto della storia penso si possa intuire da sé.

Alloggiamo in una casa di esercizi spirituali, parecchio in disparte dalla città, sommersa nella valle. Abbiamo una vista privilegiata del vulcano principale, il Misti. Abbiamo mangiato un tipico piatto peruviano, l’aji di gallina, e molti si sono ricreduti su quel luogo comune che recita che in Perù si mangia solo pollo e riso… molti maschi poi hanno approfittato del poco appetito delle loro coetanee andando da un tavolo all’altro alla ricerca di avanzi. Ne devono approfittare, che i giorni in cui lavoreremo, le ragazze rinunceranno molto meno volentieri alle loro porzioni di cibo!

Dopo aver mangiato siamo usciti in tre pullman per conoscere il centro storico, una passeggiata veloce, ma non troppo considerando che a questa altezza ci si stanca più facilmente! Subito dopo siamo finiti in un supermercato, lo stesso che da svariati anni, sempre nello stesso periodo dell’anno, vede arrivare questi allegri e vivaci ragazzi italiani che sembra che devono prendere provviste per sopravvivere all’armaggedon. Nel frattempo sono arrivati gli altri tre ragazzi universitari, uno di loro sarà a carico della coordinazione degli spostamenti con i pullman, mentre gli altri due, noti per le loro dimensioni e la loro passione per il rugby, saranno i responsabili di disciplina!

Tornati a casa abbiamo iniziato con le prime riunioni, la prima solo per i ragazzi che fanno parte dello staff, oltre i 5 universitari quindi 10 ragazzi che sono già venuti l’anno scorso. Subito dopo abbiamo tenuto la classica riunione prima di iniziare ufficialmente con le missioni, ovvero mettere le regole in chiaro e rispondere a delle domande, esigenze e via dicendo dei ragazzi. Finite le domande e i suggerimenti, molto originali dai ragazzi devo dire, abbiamo raccolto i cellulari… un primo periodo di astinenza di 6 giorni… secondo me sopravvivranno. 

In seguito abbiamo partecipato alla Santa Messa e poi cena… dopo cena dovevamo passare a tematiche più importanti, come il senso del viaggio e la disposizione interiore ed esteriore da custodire. Ma sarebbe stato utopico, i ragazzi, in realtà tutti quanti, eravamo veramente distrutti, quindi insieme abbiamo scelto di rimandare la conferenza sul senso del viaggio a lunedì mattina, prima di andare ad affrontare il primo giorno di lavoro.

Così abbiamo deciso di fare la preghiera della sera, e come per arte di magia, sono tutti andati a dormire. Peccato che solo la prima notte, quella subito dopo il lunghi voli, vada così… sappiamo bene che i giorni seguenti, nonostante la fatica di tutto il giorno, i ragazzi riescono a tirare fuori delle riserve di energie che li tengono svegli fin troppo tempo…

Ps. Un po di foto di questa prima breve giornata su questo link