Missioni 2018 Ecuador e Perù

La nostra più grande realizzazione sta nel dare noi stessi agli altri

Iniziamo la giornata con un obbiettivo fisso in testa, completare 15 case e pitturare l’ultima casa il venerdì mattina prima delle benedizioni. I ragazzi sono stati troppo forti, e hanno finito praticamente tutte le 16 case nella giornata, lavorando sodo dalle 10 fino alle 18:30 quando praticamente non c’era più luce. 

Partiamo come sempre verso le 08:30 per l’adorazione. Io ero partito un ora prima per aspettare l’apertura del negozio della vernice e fare l’ordine dei 32 galloni di vernice e altri 24 galloni d’acquaragia, più i pennelli, e altri attrezzi per facilitare il lavoro. Verso mezzogiorno, nonostante fossimo molto consapevoli che eravamo contro il tempo, saliamo sulla montagna che osserva la baraccopoli, e da lì, ai piedi di una croce, preghiamo il rosario. Mangiamo velocemente e riprendiamo i lavori. Come ho già scritto, la determinazione e dedizione dei ragazzi, e anche il lavoro di gruppo andando oltre i gruppi di lavoro mi hanno sorpreso molto. Non che non sapessi di cosa fossero capaci, ma sono rimasto particolarmente soddisfatto. Poi, già il fatto che non abbiano fatto la solita guerra di vernice è stata la dimostrazione di maturità, di non spreco, che un gruppo come loro doveva dare. 

Al ritorno dalla baraccopoli ci fermiamo al supermercato per fare un po di spesa per le famiglie. Torniamo a casa molto tardi, verso le 20.30, per cui decidiamo di mangiare alle 21.30. Alle 22.30 ci riuniamo, i ragazzi pensano ci sarà la quarta conferenza, questa volta senza gruppi, ma tutto il lavoro della giornata, la fatica accumulata, rendono una proposta del genere quasi disumana, per cui insieme agli altri consacrati decidiamo di non fare la conferenza, e fare il giorno dopo 10 o 15 minuti in più di adorazione in cui si dedichino alla lettura dei testi sul tema: “Diventare l’amato: dati”. 

Nel dare diventa chiaro che siamo scelti, benedetti e spezzati non semplicemente per noi stessi, ma perché tutto ciò che noi viviamo trovi il suo significato finale nel suo essere vissuto per gli altri.

La nostra più grande realizzazione sta nel dare noi stessi agli altri. Sebbene spesso sembri che la gente dia solo per ricevere, credo che, al di là di qualsiasi nostro desiderio di essere apprezzati, premiati e riconosciuti, ci sia il puro e semplice desiderio di dare. La nostra umanità arriva alla sua espressione più alta nell’atto di dare. Diventiamo gente stupenda quando diamo qualsiasi cosa possiamo dare: un sorriso, una stretta di mano, un bacio, un abbraccio, una parola d’amore, un regalo, una parte della nostra
 vita… tutta la nostra vita.

È triste vedere che, nel nostro mondo altamente competitivo e avido, abbiamo perso il contatto con la gioia del dare. Spesso viviamo come se la nostra felicità dipendesse dall’avere. Ma non conosco nessuno che è veramente felice per ciò che ha. La vera gioia, la felicità, l’intima pace provengono dal dare noi stessi agli altri. Una vita felice è una vita per gli altri. Questa verità, però, di solito viene scoperta quando ci confrontiamo con il nostro ‘essere spezzati’.

Il nostro ‘essere spezzati’ ci apre ad un modo più profondo di condividere le nostre vite e di offrire speranza l’uno all’altro. Così come il pane ha bisogno di essere spezzato per essere dato, così è anche per le nostre vite.

La vita in sé è il più grande dono da offrire – cosa che noi costantemente dimentichiamo. Quando pensiamo al nostro darci agli altri, quello che ci viene subito alla mente, sono i nostri talenti unici: quelle capacità di fare cose speciali specialmente bene. Quali sono i nostri talenti unici? ci chiediamo. Quando tuttavia parliamo di talenti, tendiamo a dimenticare che il nostro vero dono non è tanto quello che possiamo fare, ma chi siamo. La vera domanda non è ‘Cosa possiamo offrirci l’un l’altro?’, ma ‘Chi possiamo essere per gli altri?’.

Molti ragazzi a fine riunione sono andati dritto a letto, alcuni pochi continuano a giocare alle carte o a chiacchierare, e io mi sono fatto un caffè americano che probabilmente mi terrà sveglio per un bel po.