Missioni 2018 Perù

San Vicente de Cañete, ultima tappa delle missioni

Avremmo dovuto fare un bel po di cose oggi, purtroppo il ritardo di poco più di un ora del nostro volo, mi ha obbligato a cambiare piani! Forse, in un senso, è stato meglio così, con più calma e senza fare le cose in fretta. Siamo atterrati a Lima verso le 12.40, ed eravamo nel nostro albergo a Cañete verso le 16:30 per iniziare a “pranzare”. Dopo aver distribuito le stanze siamo andati al supermercato per fare un po di provviste d’acqua e di tutte le schifezze che riempiono i ragazzi. 

Tornati a casa, prima di cenare, che tanto ormai avevamo mangiato solo tre ore prima, abbiamo fatto una riunione per rimettere le cose in ordine, cioè le priorità, il perché siamo qua e cosa siamo venuti a dare e portare a queste persone. È curioso quanto è facile dimenticare le cose essenziali, quando si è circondati da tante cose superflue. E con superflue non intendo cose negative necessariamente, ci sono cose superflue che ci possono stare, il problema è l’attaccamento, o darle priorità, pensare che senza di esse non si possa vivere. E a volte succede proprio così, ci si distrae per queste “esigenze” o “bisogni”, che in realtà di bisogno reale hanno ben poco. Durante la riunione quindi oltre rivolgere ai ragazzi la domanda “che sei venuto a fare?” e “cosa hai da dare?”, ho mostrato loro delle fotografie fatte ad alcune delle famiglie che aiuteremo nei prossimi 7 giorni. Un silenzio è calato nell’auditorio, perché le immagini parlavano per sé stesse, la miseria e povertà che si vedeva nelle foto molti di loro non se la immaginavano. E alle immagini seguiva l’inevitabile domanda: “che hanno fatto loro per meritare di vivere così?”, ma soprattutto “che merito ho io per vivere come vivo?” Sono domande pesanti, ma importanti per un ragazzo che tante volte da le cose per scontato, e non parlo solo delle tantissime cose superflue con cui vengono riempiti, ma anche per quelle cose fondamentali come lo è la formazione scolastica.  Se tutto risulta scontato, allora il senso di gratitudine si perde, e senza essere grati si finisce per credere che dobbiamo tutto a noi stessi. 

È vero, per quanto riguardano i partecipanti, che prendere consapevolezza dell’immensa fortuna che hanno è uno degli obbiettivi fondamentali, ma è molto più importante che questa consapevolezza diventi poi un rendere grazie di tutto ciò che si ha e porti i partecipanti a chiedersi “cosa posso fare io?”, “come posso far diventare qualcosa di concreto questo senso di gratitudine?” I prossimi 7 giorni saranno un’occasione concreta per essere grati, amando e donando un po del proprio tempo a delle persone che hanno proprio bisogno che li venga ricordato che loro sono importanti e che ce qualcuno che li pensa…

Ps. A cena abbiamo festeggiato il terzo compleanno di fila, questa volta è stato il turno di Giulia, 17 anni, e tre torte per saziare la fame dei più di 80 ragazzi!